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"Ricordi Chiavennaschi" di Ferruccio Pedretti
 L’Ottocento a Chiavenna nelle pagine di Carlo e Ferruccio Pedretti.


Le pagine sulla Chiavenna della seconda metà dell’Ottocento che Carlo e Ferruccio Pedretti ci hanno lasciato nel volumetto Ricordi Chiavennaschi 1848-1900, edito nel 1929 a Milano a cura e con la presentazione di Giovanni Ogna e un “Preludio” di Giovanni Bertacchi (Arti Poligrafiche Fratelli Bianchi) sono una testimonianza rara, anzi insostituibile di un periodo di grandissimo interesse per la nostra cittadina, che in quegli anni visse delle vicende straordinarie da tanti punti di vista: in primo luogo da quello politico e sociale (che del resto fanno un tutt’uno inscindibile), ma anche economico e culturale, che, coi precedenti, si fondono in un complesso unico nella vita di Chiavenna ottocentesca.

L’interesse straordinario risiede, in primo luogo, nel gruppo di autori e prefatori: tutti esponenti della Chiavenna “democratica” risorgimentale e post-unitaria, vi hanno svolto ruoli diversi, ma fondamentali. Giovanni Ogna, figlio di Antonio, originario del Bresciano e garibaldino trapiantato a Chiavenna nel 1858, il quale era stato fondatore della tipografia nel borgo. Fu certo editore commerciale (nella Chiavenna della Camera Commercio, dei transiti internazionali, dello sviluppo industriale tale attività era indispensabile) ma anche di importanti opere di contenuto storico e politico (si pensi solo alla riedizione, nel 1898, della fondamentale Storia del Contado di Chiavenna di Giovanni Battista Crollalanza, ma anche la pubblicazione dei periodici democratici Il Libero Alpigiano e L’Alpe Retica)2, il quale aveva lasciato Chiavenna per Milano ai primi del Novecento, dove avrebbe intrapreso altre attività professionali3.

La sua presentazione è succinta ma sorretta da forti sentimenti: ricordare ai suoi concittadini i fatti più interessanti avvenuti a Chiavenna dal fatidico 1848 alla fine del secolo, ma soprattutto perché non fossero dimenticati “il nome di quel nostro intemerato concittadino che fu Carlo Pedretti e la generosa sua opera politica e sociale”.

Più rilevante il ruolo degli altri coautori della piccola opera storica, benché ognuno di essi svolga, naturalmente, funzioni ben diverse: Carlo Pedretti è, del resto, autore involontario del volumetto, essendo mancato nel 1909, e avendo steso gli appunti pubblicati dal figlio nel 1896, durante la sua fase di vita americana; Giovanni Bertacchi fa un’appassionata e motivata presentazione dell’opera, pensando anche alla visione del Risorgimento che allora stava circolando (cosa che oggi possiamo ben capire); Ferruccio Pedretti è invece l’autore principale, il raccoglitore delle notizie e colui che ha realizzato la pubblicazione, prima di tornare in America, dove sarebbe mancato nel febbraio 1943, non riuscendo a vedere la fine del fascismo, a causa del quale, ancora una volta, aveva lasciato l’Italia.

Dunque, un volumetto che si compone di tre parti, certo integrate e coerenti fra loro, ma anche reciprocamente distinte e leggibili quasi come saggi a se stanti, perché motivati da ragioni e passioni peculiari dei diversi autori.





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