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LA SOCIETA' DEMOCRATICA OPERAIA DI CHIAVENNA

Sotto il dominio austriaco, le uniche associazioni che il governo d’Austria riconosceva erano le Associazioni religiose, i Monti di Pietà, i Luoghi Pii Elemosinieri, le Congregazioni di Carità ed altre forme associative che si prestassero ad un facile controllo da parte del governo stesso.
Con ogni probabilità la prima forma di associazionismo operaio in provincia di Sondrio nacque a Chiavenna.
Relazione Decennale 1862-1872La nascita ufficiale della “Società Democratica Operaia di Chiavenna” avvenne il 16 Febbraio 1862,data della riunione costitutiva, in cui diedero la loro adesione 64 persone, impegnandosi nel previsto versamento mensile alla cassa sociale di 50 centesimi. Verso la fine del mese i soci erano saliti ad 87, con altre 20 domande di ammissione giacenti.
Sotto la guida di Carlo Pedretti, giovane mazziniano, già volontario nella 2° guerra d’indipendenza e al seguito di Garibaldi nella spedizione nel regno delle due Sicilie, in poche settimane la commissione nominata per la redazione del Regolamento si dichiarava in grado di sottoporre all’assemblea uno schema programmatico, che riuscisse a trovare un equilibrio tra le fondamentali esigenze mutualistiche e gli scopi politici. Carlo PerdettiLe fondamentali finalità associative venivano a comprendere tanto immediati interventi di soccorso ai soci in difficoltà, quanto una ampia attività mirata allo sviluppo culturale e sociale degli iscritti.
Dopo pochi mesi dalla sua fondazione, però, in concomitanza dello scontro d’Aspromonte, in cui le truppe regie bloccarono l’avventura garibaldina verso Roma, le autorità di polizia del Regno ricevettero l’ordine di sciogliere l’Associazione Emancipatrice Italiana di Genova e tutti i nuclei democratici organizzati ad essa affiliati.
Anche a Chiavenna il pugno di ferro del governo arrivò, concretizzandosi il 29 Agosto 1862, con il decreto di scioglimento della neonata società ed il contemporaneo divieto di convocare una pubblica assemblea per rendere noto il provvedimento, nonchè di avvisare i soci tramite l’affissione di manifesti.
Ciò nonostante, prese subito corpo il progetto di continuare nella riscossione dei tributi e di conservare contatto il fondo sociale, come base per la futura creazione di una nuova società.
La conseguenza di questa decisione fu la ricostituzione, in data 12 Ottobre, della Società, che poteva contare ben 144 soci regolarmente iscritti, e l’elezione del consiglio di amministrazione e del Perdetti a suo presidente.
La Società era ora in grado di funzionare in concreto. I primi anni, non privi di vicissitudini e tribolazioni, videro il progressivo radicamento delle attività del sodalizio nel tessuto sociale della città.

Banda Musicale


Insieme al sostegno economico ai soci in difficoltà, si andavano sviluppando, con esiti alterni, le iniziative volte a promuovere l’istruzione, con l’istituzione di scuole serali e domenicali, la biblioteca popolare, la creazione della banda musicale e la diffusione di stampa democratica.
Un’altra istituzione di cui Pedretti riteneva fondamentale la costituzione era una banca operaia all’interno della società. Egli, infatti, riteneva che, se il ceto dei lavoratori aspirava ad una propria autonomia, tale condizione non poteva prescindere dalla creazione di propri centri di finanziamento. Purtroppo per la società, il proposito di fondare una vera e propria banca rimase tale, ma il servizio di prestito si rivelò di grande successo, sia per l’aspetto economico che per lo stimolo al risparmio.



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