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Il primo Marzo 1870 nasceva la sezione femminile, dotata di un proprio comitato direttivo, una propria assemblea e una autonoma gestione Giovanni Ognafinanziaria; alla prima riunione parteciparono 120 iscritte e l’elezione del comitato direttivo registrò la nomina di Caterina Forni, fedele compagna del presidentePedretti. Prendeva così piede un’altra istituzione fortemente voluta dallo stesso Presidente, che vedeva nella partecipazione di tutta la famiglia operaia all’attività sociale una importante fonte di stabilità e costante impegno dell’operaio stesso, che, avendo i famigliari nella società, sarebbe stato più puntuale nei suoi adempimenti.
Grazie anche alla divisione femminile, i soci salirono a 497, ed il patrimonio netto arrivò, alla fine del ’73, a ben 23500 lire, dieci volte tanto quello riscontrato nel primo rendiconto del 1863. Decorsi quindi dieci anni dalla nascita, sorgevano, inoltre, per i soci iscritti dal ’62 i diritti previsti dal regolamento, alle pensioni di vecchiaia ed ai sussidi per le vedove e gli orfani dei soci defunti Di lì a venire, per molti anni, la Società fu retta da Carlo Pedretti, e si mantenne sempre fedele al suo programma, favorendo anche l’istituzione di un asilo infantile, dell’ospedale, della scuola tecnica Garibaldi e molto più tardi della Società per la Luce Elettrica.
Giovanni Bertacchi“ La politica non è adunque esiziale alle società operaie, come ai nemici di esse piace affermare, me è un complemento della loro vita, una condizione necessaria della loro stabilità e floridezza”.
Ubbidiente a tale dettame il Pedretti, unitamente ad altri soci del Sodalizio, fu promotore del circolo mazziniano “Pensiero e Azione” di Chiavenna, cui fece seguito, in collaborazione con il tipografo Giovanni Ogna, la pubblicazione dei settimanali repubblicani “Il Libero Alpigiano” e “Alpe Retica”. I fondi sociali furono sempre saggiamente e scrupolosamente amministrati, facendo sì che la società non venisse mai meno agli impegni presi con i propri affiliati.
Verso la fine del 1891, in previsione della partenza di Pedretti per l’America, la Società elesse a presidente Cesare De Steffani, il quale però morì nel Giugno ’92. A succedergli venne eletto il fratello Italo.
Nel 1891, la Società Democratica Operaja di Chiavenna, a un anno dalla sua istituzione, sfidando i divieti delle autorità costituite, celebrava la festa del primo maggio con un discorso del Perdetti e una larga partecipazione di pubblico.
L’affermarsi della questione sociale ed il sorgere di partiti espressione diretta delle istanze dei lavoratori non ridussero l’importanza della società democratica operaia, che, unitamente al mutuoPalazzo Robbi soccorso ed all’educazione, si premurava di favorire l’affrancamento dei lavoratori anche in termini contrattuali, favorendo la creazione della camera del lavoro a Chiavenna e continuando a celebrare la festa del primo maggio, chiamando come oratore ufficiale in più occasioni il poeta Giovanni Bertacchi, illustre socio del sodalizio. Ai primi del novecento risale l’acquisto dell’immobile di palazzo Robbi che già ospitava il sodalizio e che tuttora è sede delle attività dello stesso.
Con l’affermarsi del fascismo gli spazi di libertà conquistati nel primo periodo del novecento vennero cancellati e con essi anche la Società Operaia perse la propria orgogliosa autonomia. Il consiglio venne sciolto e ad esso si sostituì un commissario prefettizio.
Non mancò il tentativo di espropriare il sodalizio della sede sociale, tentativo che venne rintuzzato dalla pronta e ferma opposizione dei soci, all’opera dei quali si deve anche la salvaguardia dei preziosi Enrico Greppidocumenti testimonianti la storia della Società, che oggi compongono l’archivio sociale.
Con la caduta del regime (manifesto del Comitato di Liberazione) anche la Società Democratica Operaia ha ripreso ad esercitare liberamente le proprie funzioni ed attività e, grazie all’opera di uomini come Enrico Greppi, presidente del dopo liberazione, Giulio Chiarelli, succeduto al Greppi negli anni 60, dei presidenti che si sono succeduti fino ai giorni nostri e al costante l’impegno dei soci, ha continuato a tenere vivo tra i chiavennaschi lo spirito originario del sodalizio di fraternità e uguaglianza e libertà.



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